Giuliano Montaldo: la Retrospettiva di MoliseCinema 2020

Tiro al piccione, Giuliano Montaldo, 1961

Con Jacques Charrier, Eleonora Rossi Drago, Gastone Moschin, Francisco Rabal, Sergio Fantoni.

Il giovane Marco, dopo l'8 settembre 1943, si arruola nell'esercito della Repubblica Sociale Italiana. Dopo essere rimasto ferito, conosce Anna, un'infermiera che lo cura amorevolmente e che si innamora di lui. Tuttavia Marco scopre che Anna è legata anche a un vecchio industriale da cui è mantenuta in una lussuosa villa e che per evitare di farlo tornare in combattimento Anna si è concessa ad un superiore. Sdegnato, l’abbandona. Nonostante abbia sentito alla radio della cattura e fucilazione di Mussolini, il tenente Nardi, con il suo battaglione, e Marco tentano ugualmente di raggiungere le montagne della Valtellina. Sorpresi dai partigiani, i repubblichini fuggono e si arrendono. Anche Marco, ormai frastornato dagli avvenimenti, decide di consegnarsi al nemico dopo il suicidio del tenente Nardi.

 

Strano destino quello di Giose Rimanelli, di Giuliano Montaldo e specularmente di Tiro al Piccione, il romanzo, e Tiro al Piccione, il film. Probabilmente non solo la storia è scritta dai vincitori ma anche la cultura è ad uso e consumo dei vincitori. Rimanelli è una delle figure simbolo di una giovanissima generazione che scelse, dopo l’8 settembre, la militanza dalla parte sbagliata. Ragazzi che  peccarono di ingenuità e di un eccesso di coerenza quando oramai ogni elemento evidenziava l’autodistruttività antistorica della Repubblica Sociale. Rimanelli, poco più che ragazzo, combatté nelle file repubblichine e già nel 1945 aveva in mano la prima stesura del romanzo che raccontava il suo percorso di formazione maudit condannato alla sconfitta. Il libro, pubblicato qualche anno dopo ed apprezzato da Pavese e Vittorini, venne travolto invece dal conformismo culturale di un’Italia che aveva già trovato una nuova identità, con il portafoglio a destra e la cultura a sinistra. La narrazione veritiera ma retorica, e talvolta ipocrita, della guerra di liberazione – prima in letteratura e subito dopo in campo cinematografico – non ammetteva note stonate. Dopo Tiro al piccione su quella generazione che sbagliò (tra le cui fila anche figure che hanno saputo “rinnovarsi” come Dario Fò, Indro Montanelli, Giorgio Albertazzi, etc..), tornerà su questo tema, quasi mezzo secolo dopo, Francesco De Gregori con il suo brano Il cuoco di Salò. Rimanelli denunciò, ne Il mestiere del furbo del 1959 gli autori per lui più rappresentativi dell’appiattimento culturale di quella fase storica. Ostracizzato dall’intellighenzia che avversava, emigrò negli Stati Uniti dove restò fino alla recente scomparsa. Giuliano Montaldo, prima attore, nel 1961 accettò la sfida dietro la macchina da presa per raccontare coraggiosamente una storia controcorrente, soprattutto in anni in cui uscirono film sulla guerra partigiana, “dalla parte giusta”, diretti dai migliori registi italiani. Il film fu osteggiato ma Montaldo seppe anche lui “resistere” e regalarci molti altri capolavori in cui spesso raccontò la Storia dalla parte di chi andò contro la Regola e la Norma, pensiamo allo splendido Giordano Bruno. Tiro al piccione, fu presentato a Venezia nel 1961 e ripresentato restaurato allo stesso Festival nel 2019, in un’epoca oramai libera da faziosità ideologiche, ed accolto con un’ovazione. Il film mescola la fiction con filmati dell’Istituto Luce anticipando di una cinquantina d’anni la tecnica del found footage così diffusa tra i nuovi documentaristi. Questo restauro ha permesso di rendere l’onore delle armi, in tutti i sensi, a un grande ma misconosciuto autore molisano come Giose Rimanelli, attraverso la “mediazione” di un grande regista come Giuliano Montaldo che accompagna il suo film a MoliseCinema con alcune video-note sull’opera.

 
Data: 
Venerdì, 31 Luglio, 2020 - 11:30

Edizione festival: