I film della retrospettiva 2015

PASOLINI       Abel Ferrara      2014

Con Willem Dafoe, Riccardo Scamarcio, Maria De Medeiros, Ninetto Davoli, Adriana Asti, Valerio Mastandrea, Luca Lionello.

La memoria delle ultime ore di un poeta manda in tilt il controllo razionale e torna sotto forma di visione. Come i suoi killer, i suoi vampiri, i suoi gangster, il Pasolini di Willem Dafoe scende all'inferno e vaga negli anfratti bui e fatiscenti alla ricerca di qualcosa di desiderato e irraggiungibile. Ferrara esibisce l'esibizionismo di Pasolini, l'intenzione massima di apparire che non è mai visibilità del corpo ma unica possibilità per il suo protagonista di esistere nel testo filmico. Ardente, tragico e scombinato, Pasolini combina il sogno col reale, interrogandosi sul poeta e la forma con cui egli crea, sulla storia di un uomo e su quella del suo corpo.

 

IL VANGELO SECONDO MATTEO  Pier Paolo Pasolini     1964

Con Enrique Irazoqui, Susanna Pasol  ini, Ninetto Davoli, Alfonso Gatto

Il Vangelo, come quello di Matteo, disegna una figura di Cristo più umana che divina, un uomo con moltissimi tratti di dolcezza e mitezza, che però reagisce con rabbia all'ipocrisia e alla falsità.  È un Cristo rivoluzionario che è venuto a portare la spada piuttosto che la pace. Il film è una fedele riproposizione del Vangelo secondo Matteo dal momento dell'Annunciazione alla Resurrezione di Gesù.

 

MAMMA ROMA     Pier Paolo Pasolini     1962

Con Anna Magnani, Ettore Garofalo, Franco Citti

Le vite di Mamma Roma e del figlio rappresentano un legame e un amore che trascende ogni tipo di volontà e contatto. La storia segue il loro rapporto che obbliga l'uno ad essere reciprocamente causa, effetto e riferimento delle vicissitudini dell'altro, in un legame che va oltre a qualsiasi tipo di circostanza e di avvenimento, come quello tra una madre e il proprio figlio e in cui probabilmente Pasolini rappresenta il suo forte legame con la madre che l'accompagna e lo insegue, esplicitandolo anche in poesie come Ballata delle Madri e Supplica a mia madre di Poesia in forma di rosa scritte negli stessi anni in cui ha scritto il film.

 

COMIZI D’AMORE    Pier Paolo Pasolini     1965

Con Camilla Cederna, Lello Bersani, Alberto Moravia, Oriana Fallaci, Adele Cambria, Cesare Musatti, Giuseppe Ungaretti, Pier Paolo Pasolini, Peppino Di Capri, Antonella Lualdi

“Nel 1963 Pier Paolo Pasolini e il produttore Alfredo Bini devono girare l'Italia per trovare location e volti per il nuovo film del regista friulano: il Vangelo secondo Matteo. Ma Pasolini da un po' di tempo ha un chiodo fisso: conoscere le opinioni degli italiani sulla sessualità, l'amore e il buon costume e vedere come sia cambiata negli ultimi anni la morale del suo paese. Si stabilisce quindi di unire le due cose e Pasolini entra in campo, microfono alla mano, per parlare con gli italiani di "invertiti", di "prima volta", di "prostitute" e di "divorzio". Ne esce un ritratto del paese contraddittorio, uno spaccato di un'Italia a varie velocità, un quadro sconcertante che alterna aperture fintamente disinvolte al Nord e rigidità ancestrali nel meridione.”

 

UCCELLACCI ED UCCELLINI     Pier Paolo Pasolini     1966

Con Totò, Ninetto Davoli, Femi Benussi

Come in tutte le favole, non c'è una storia ben definita in questo film: il pretesto narrativo è dato dalle considerazioni filosofiche (in chiave marxista) di un vecchio corvo che si rivolge a due uomini, padre (Totò) e figlio (Davoli). Il corvo sembra convincere il suo limitato pubblico con la saggezza delle sue parole, ma appena si presenta il problema della fame, gli "irragionevoli" umani gli tirano il collo e se lo mangiano. L'allegoria è chiara; il film una tardiva possibilità che Pasolini offrì al grandissimo Totò.”

 

IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE  Pier Paolo Pasolini      1974

Con Franco Citti, Ninetto Davoli, Ines Pellegrini

"La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni" è la citazione che fa da filo conduttore all'ultima parte della cosiddetta "trilogia della vita", tutta sotto il segno dell'esaltazione del sesso e della morte incombente. Dei 3 film appare come il più sereno e risolto, probabilmente perché la natura stessa della raccolta araba aveva esentato l'autore da ogni obbligo di fare i conti con la storia e il potere, qui sostituiti dalla forza trascinatrice della fatalità e dei sentimenti assoluti. Seguendo l'architettura della raccolta di racconti orientali, il film si sviluppa secondo una struttura a incastro. Il tema del viaggio di Nur ed-Din alla ricerca dell'amata schiava Zumurrud che gli è stata rapita costituisce il filo conduttore di una trama sottile, fatta di sogni e racconti di amori felici o tragici, a costituire un unico luminoso arazzo, in cui le singole storie si fondono in un armonioso canto alla vita e all'amore.

Data: 
Sabato, 1 Agosto, 2015 - 17:15

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