Roberto De Feo: ritratto del regista di Child K, corto vincitore di MoliseCinema 2015

Domenica, 28 Febbraio, 2016 - 10:30

In attesa delle novità dei concorsi 2016, scopriamo qualcosa di più su Roberto De Feo, il regista di Child K, corto vincitore di MoliseCinema 2015.

Set: Clermont-Ferrand, il più importante Festival mondiale del cortometraggio, gradinate della palestra del liceo allestita a mercato del cinema.

Roberto De Feo, classe 1981, barese. Regista, sceneggiatore e produttore. L'aria da media del 9 a scuola, ma non del secchione, semmai di chi guarda lontano. Chi fosse stato a Casacalenda, alla premiazione di MoliseCinema Film Festival 2015, lo ricorderà sul palco con in mano la K del Premio Montuori per il suo corto Child K. Un caso fortuito? Basta ripercorrere la sua carriera per capirlo.

Siamo a Bari, è l’8 agosto 1991. Un mercantile arrugginito, che dovrebbe trasportare al massimo 5.000 persone, entra in porto col suo carico strabordante di 20.000 anime. Sono albanesi, si sbracciano felici pensando di avercela fatta, una nuova vita sta per cominciare. Dalla finestra di casa, che affaccia sul porto, il piccolo Roberto,nel giorno del suo decimo compleanno, guarda la scena senza capire. Un'immagine che resterà scolpita nella sua mente, così come il prosieguo: una marea umana si riversa sulla banchina, poi viene compressa in un’interminabile fila che porta allo stadio cittadino, sembrano dei deportati. Ma chi sono? Da dove arrivano? Perché? Per darsi una risposta Roberto comincia a divorare voracemente la Storia e le storie degli albanesi, si appassiona. Da allora non ha più smesso, tanto che nel 2004, finiti gli studi di cinema alla SDAC di Genova e fatta una breve esperienza sul set come video-assist ("quello che accende e spegne gli interruttori"), imbraccia la cinepresa per girare il suo primo corto e non può che trattarsi di Vlora 1991. È il racconto di quella ferita inferta alla sua città dalla primissima ondata di migranti cui sono stati confrontati gli "italiani, brava gente", colti totalmente impreparati.

 

Due anni più tardi, nel 2006, nasce la Apulia Film Commission che lo "adotterà" sostenendolo in tutti i suoi progetti. L'anno successivo esce il nuovo film. Roberto, da giovane sveglio e pragmatico qual è, sa che per emergere bisogna scostarsi dal "corto sociale", ormai troppo visto, e "creare l'eccezione", rasentare l'assurdo. E allora ecco la fantascienza, e per di più in Italia, anzi a Bari, più assurdo di così si muore! Concepisce l'apocalittico H5N1 (n.d.r. il virus della famigerata influenza aviaria) e, saccheggiati due sfasciacarrozze per costellare le strade di auto distrutte, fa sfilare nel centro città 250 comparse in tuta bianca e maschera antigas davanti agli esterrefatti baresi. È l'anno in cui il mondo è terrorizzato da una possibile pandemia che potrebbe spazzar via un quinto della razza umana. E nel film muoiono proprio tutti, senza speranza. Un tantino pessimista? No, solo allergico al lieto fine all'americana. Roberto ci ha visto giusto e con grande tempismo. Il successo arriva puntuale: prima mondiale al Rhode Island International Festival, selezione ufficiale in altri 100 e rotti festival, acquistato in 12 paesi, tra cui USA e Canada, meglio di così? Eppure per lui, sempre rigoroso ed esigente con sé stesso, H5N1 è sì centrato come tema, ma anche pieno di errori che rivelano una mano inesperta. E allora, avanti tutta a testa bassa, si può e si deve far meglio. E nel 2010 il meglio arriva con Ice Cream, rivisitazione di un fatto di cronaca nera apparso su "Catanzaro Online" ma con finale ribaltato: la vittima diventa carnefice e fa fuori il boss che per anni lo aveva fatto bersaglio prediletto dei suoi atti di bullismo. Grazie al gelato lasciato sventatamente cadere sulla giacca del cattivo, la vendetta può fare il suo corso. Il film piace a tal punto che Christian Salomon, il produttore di American Psycho, vuole che Roberto e Vito Palumbo ne facciano un lungometraggio, raccontando ciò che nel corto si può solo intuire. Finito da tempo, il film si è purtroppo scontrato con una serie di intoppi legali negli USA, dove deve uscire in première. Incrociando le dita, la diatriba dovrebbe essere superata a breve consentendo anche agli spettatori italiani di vederlo presto sul grande schermo.

 

Nel frattempo il nostro pubblico ha potuto ammirare Child K, una storia vera ambientata nelle campagne della Germania nazista, dove una coppia di contadini, avendo messo alla luce un bimbo malformato, ispira al Führer la strada verso la politica eugenetica. Il corto, distribuito da Premiere Film e coprodotto da Colorado, Dinamo Film ed Eido Lab con il contributo dell’Apulia Film Commission e del Mibact che lo ha riconosciuto opera di interesse culturale nazionale, è stato girato vicino al Lago di Occhitto, al confine tra Puglia e Molise, dov'è stata ricostruita la casa in legno nello stile dell'epoca. Uscito a ottobre 2014 all'Hollywood Film Festival, incluso nella selezione ufficiale di più di 80 festival e premio speciale ai Nastri d'Argento, lo scorso agosto è stato uno dei fiori all'occhiello della 13a edizione di MoliseCinema dove ha ricevuto il premio come miglior corto italiano. Il film colleziona ben 15 tra premi e menzioni, entra nella rosa dei migliori 60 corti mondiali nominati per l'Oscar 2016 ed è il primo cortometraggio italiano in assoluto ad uscire nelle sale cinematografiche di Los Angeles. 

 

Il suo sogno nel cassetto? Un film su un grande eroe della Storia, naturalmente albanese, e naturalmente Skanderbeg, l'Alessandro Magno del paese delle aquile.  

Nel frattempo lavora e studia, studia e lavora. Lo scorso settembre è entrato a far parte della "magnifica dozzina", i 12 giovani registi (selezionati tra candidati di 56 paesi) ammessi al workshop Biennale College – Cinema della Biennale di Venezia, un seminario in tre fasi durante il quale Roberto ha potuto lavorare fianco a fianco con professionisti di fama mondiale, tra cui Matthieu Taponier. Ed è proprio quest’ultimo, montatore de Il figlio di Saul (il film candidato all’Oscar come migliore opera straniera), che ha seguito Roberto nella scrittura di un nuovo progetto di lungometraggio.

 

Ettore Scola sosteneva che bisogna credere nei miracoli, anche se i miracoli non esistono, e bisogna sempre pensare di riuscire a fare il miracolo. Di sicuro Roberto De Feo si sta attrezzando.

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